Aumento del bollo sui depositi titoli. Quali ricadute?

Pubblicato il da Lavia

Quale tipo di ricadute e finalità possono avere un consistente aumento del bollo sul deposito titoli ?

Il mondo dei piccoli risparmiatori è in subbuglio. La crisi economica in cui versa lo stato italiano impone la ricerca di nuovi introiti per le finanze pubbliche. Uno potrebbe essere quello di aumentare l'imposta di bollo sul "deposito titoli".

Il deposito titoli, cosa diversa dal conto corrente che ha una propria tassazione separata, è un conto d'appoggio. Su questo è spostata la liquidità che il risparmiatore decide di investire in titoli di stato, azioni o altro. La preoccupazione nasce perché le voci sugli aumenti proposti sono molto consistenti. Da circa 38 euro annuali per conto deposito si dovrebbe passare a 120 euro nel 2012.

Nel 2013 si salirà a 150 euro annuali per i depositi titoli il cui valore nominale sarà inferiore a 50000 euro. Sarà invece di 380 euro per i depositi titoli il cui valore nominale sarà superiore o uguale a 50000 euro. Ciò che salta agli occhi, è che chi più ha, meno paga. Infatti, l'aumento del bollo non è agganciato al valore patrimoniale posseduto, ma ha un costo fisso per tutti. Percentualmente, significa gravare di più sulle tasche dei meno facoltosi.

Per capire la portata di queste cifre occorre fare qualche conto. Facciamo il confronto percentuale; nel 2012 chi investirà:

  • 10000 euro, subirà un prelievo pari a 1,2%;
     
  • 50000 euro, subirà un prelievo pari a 0,24%;
     
  • 1000000 euro, subirà un prelievo pari a 0,01%.

Nel 2013 le percentuali si modificheranno nel seguente modo, chi investirà:

  • 10000 euro, subirà un prelievo pari a 1,5%;
     
  • 50000 euro, subirà un prelievo pari a 0,76%;
     
  • 1000000 euro, subirà un prelievo pari a 0,04%.

Con queste percentuali, chiunque abbia piccole cifre da investire subirà un vero salasso e difficilmente manterrà aperto un conto deposito.

Se molti chiuderanno il deposito titoli ci saranno davvero maggiori entrate fiscali? È legittimo il dubbio che lo scopo sia di eliminare i piccoli risparmiatori “fai da te”. Sarà più semplice, ad esempio, spingerli verso tipologie di liquidità o risparmio gestito fornito dalle banche. Non va dimenticato che in questi anni l’industria dei fondi comuni, una manna per l'intero sistema bancario, ha subito un crollo a causa della crescita culturale finanziaria degli investitori e la possibilità di operare in borsa.

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